Garibaldi da Rotonda a Tortora a Sapri

Casa Lomonaco Salone dove fu ricevuto Garibaldi Casa Lomonaco Salone dove fu ricevuto Garibaldi Michelangelo Pucci

 


Le ultime ricerche di Biagio Moliterni e scoperta di altri documenti sul passaggio di Garibaldi per Tortora

Testi originali dell'epoca dei diretti interessati all'impresa danno un supporto documentale alla tradizione orale riportata dal prof. Amedeo Fulco nel suo libro "Memorie storiche di Tortora".

Garibaldi a Tortora: una conferma.
La sera di domenica 2 settembre 1860, Garibaldi, in marcia verso Napoli, lasciò la relativamente comoda e di certo più sicura strada consolare che conduceva nella capitale del Regno delle Due Sicilie e, da Rotonda, si inoltrò in direzione della costa tirrenica attraverso impervi sentieri e con pochi uomini al seguito.

La mattina seguente sostò a Tortora e nel pomeriggio, via mare, raggiunse Sapri, dove fu accolto da alcune migliaia di patrioti che vi erano sbarcati il giorno precedente, sotto il comando di Stefano Türr.
Il Generale, dopo aver trascorso la notte a Vibonati, il 4 settembre si portò sul passo del Fortino, presso Lagonegro, e riprese la strada principale che aveva abbandonato a Rotonda: in questo modo evitò di imbattersi nei circa 3000 soldati borbonici del generale Caldarelli che, in ritirata, erano attestati nel territorio di Castelluccio e avrebbero potuto procurargli qualche sgradita sorpresa.
Garibaldi poté quindi proseguire agevolmente per Napoli, anche perché, nel frattempo, erano andate a buon fine le trattative segrete con il Caldarelli, il quale, avute tutte le rassicurazioni richieste, si convertì alla causa unitaria.
Questa ricostruzione degli eventi è certamente la più attendibile fra le tante che sono state fatte e, per quanto riguarda la sosta tortorese di Garibaldi, si basa essenzialmente sulle ricerche dell’indimenticabile prof. Amedeo Fulco, il quale, anche sulla scorta delle dichiarazioni di alcuni testimoni dell’accaduto, ebbe il merito di colmare il vuoto di notizie lasciato dalle fonti ufficiali garibaldine.
Senza il suo fondamentale contributo, ad esempio, nulla avremmo saputo della vicenda di cui fu protagonista il notaio Francesco Marsiglia, l’unico notabile del paese rimasto fedele al regime borbonico, che, per essersi rifiutato di rendere omaggio a Garibaldi, avrebbe rischiato di essere passato per le armi. Egli però, grazie all’intervento del sacerdote don Mansueto Perrelli, sarebbe stato risparmiato dal Generale, che avrebbe strappato in quattro pezzi il biglietto sul quale era stata vergata la condanna a morte.
Garibaldi, a salvaguardia della propria incolumità, prese comunque in ostaggio il giovane figlio del notaio, il sedicenne Domenico, che liberò nel primo pomeriggio, ovvero nel momento in cui il gruppo dei garibaldini, lasciata Tortora, raggiunse la costa e si imbarcò per Sapri.
Oggi, a distanza di mezzo secolo dall’uscita delle 'Memorie storiche di Tortora', la vicenda narrata dal Fulco trova conferma e si arricchisce di ulteriori particolari, grazie a una più attenta lettura del diario di Agostino Bertani, il medico e patriota milanese che seguì Garibaldi da Palermo a Napoli. Secondo quanto riferisce Jessie White Mario (Agostino Bertani e i suoi tempi, Firenze 1888, vol. 2, pp. 184-185), Bertani così descrisse il viaggio dei garibaldini da Rotonda al mare: «Alle otto e mezzo [della sera] il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine d’arresto per il notaio Marsigli che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia pel martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello,” dice una buona vecchierella al generale il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sa quanto male ha fatto e farà. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette vi entriamo».
L’anticlericale Bertani, dunque, relegò la «scena caratteristica» a una semplice bega di paese e sottolineò il ruolo di paciere di Garibaldi, tacendo invece sui risvolti drammatici della vicenda e sul nome della località in cui avvennero i fatti. Oggi, proprio alla luce di quanto riferito dal Fulco, siamo in grado di affermare che la vicenda ebbe come sfondo proprio Tortora e che il «notaio Marsigli» è senza alcun dubbio don Francesco Marsiglia, mentre il «sindaco» che contribuì alla sua liberazione è da identificare con don Francesco Perrelli, fratello di don Mansueto, come è stato possibile riscontrare nei registri dello stato civile e in quelli dell’archivio parrocchiale.
Possiamo perciò dire che, al contrario di quanto si è ritenuto finora, esiste una prova scritta certa, esterna al ristretto ambito locale, che conferma il passaggio dell’Eroe dei Due Mondi per Tortora: il diario di Bertani, appunto.
Dalla sua lettura emergono inoltre altri due dati assai importanti sui movimenti di Garibaldi nei giorni 2 e 3 settembre.
Il primo è che egli lasciò Rotonda alle 20:30 del 2 e quindi non vi pernottò, come invece si ritiene comunemente.
L’altro è che vi si precisano, una volta per tutte, i nomi degli uomini che lo accompagnarono da Rotonda a Sapri: Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli.
Un ulteriore elemento da tener presente è invece il biglietto nel quale Garibaldi comunicò a Stefano Türr l’ora esatta del suo approdo a Sapri, alle 15:30 in punto: «Sapri 3 settembre 1860. Generale Türr, sono qui giunto alle 3 ½ pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire dove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi notizie vostre a Padula, o venite in quel punto voi stesso» (Tratto dall’Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. 11, Epistolario. Vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma 1988, p. 229).
Incrociando questo dato con quello della partenza da Rotonda, c’è da dire infine che l’ora dell’arrivo a Tortora e quello dell’imbarco per Sapri, fissati dal Fulco rispettivamente alle 10:30 e alle 14:00, vanno probabilmente rivisti.
Biagio Moliterni 
 
Ricostruzione della tabella oraria del passaggio di Garibaldi per Tortora
 
Finora per ricostruire il passaggio di Garibaldi per Tortora ci eravamo attenuti alla versione data da Amedeo Fulco nel suo libro “Memorie storiche di Tortora”. Rivediamola:
-         ore 4 di notte – partenza di Garibaldi da Rotonda;
-        adue ore dall’alba – passaggio di Garibaldi per il passo del Carro, secondo la testimonianza di Paolo Maceri, raccolta dalla sua bocca da Amedeo Fulco personalmente e riportata nell’opera citata;
-         ore 10:30 di mattina – arrivo a Tortora Centro;
-         ore 14 - imbarco nei pressi del promontorio della Gnola di Castrocucco. 
Approfondendo l’analisi di questa tabella oraria notiamo subito che più di una cosa non quadra:
1 - l'indicazione dell'ora di partenza da Rotonda, ore 4, non è compatibile  con la testimonianza del Maceri che, riferendosi all'incontro con il gruppo di Garibaldi, attesta: "si era a due ore dall'alba". L'espressione non è chiara e univoca.
Se egli avesse inteso dire "due ore prima dell'alba", dal momento che il 3 settembre, alla nostra latitudine, l’alba fornisce una illuminazione in modo significativo intorno alle ore 5, dovremmo ipotizzare che l'incontro sia avvenuto intorno alle ore 3, cioè un’ora abbondante prima dell'ora di partenza da Rotonda. L'ipotesi è dunque da scartare. D'altronde , in questo caso, un linguista avrebbe usato l'espressione "due ore all'alba", il Maceri però non era un linguista.
Non rimane che accettare come veritiera l'ipotesi che egli avesse inteso dire "due ore dopo l'alba", cioè intorno alle ore 6:30 - 6:45 , comunque l'orario non si accorderebbe perfettamente con la successiva tabella oraria ricostruita sulla dichiarazione di Garibaldi sul suo arrivo a Sapri;
2 - inoltre la testimonianza del Maceri, da accettare nella sostanza sulla veridicità del fatto dell’incontro con Garibaldi, apre tuttavia la porta a delle perplessità circa i particolari forniti. Prima di tutto rimane da spiegare come poteva egli valutare con precisione le due ore essendo improbabile che avesse a disposizione un orologio, allora ritenuto un lusso fuori della portata dei contadini, dei pastori e a maggior ragione degli adolescenti. Comunque se l'indicazione dell'ora dell'incontro, due ore prima dell'alba,  fosse vera, resta da spiegare come mai egli si trovasse fuori casa di notte al buio, non certo per attività agricole o pastorizie. Tutto lascia pensare che la valutazione delle due ore, prima o dopo l’alba, sia molto approssimativa per difetto. Inoltre egli dichiara che il gruppo era costituito da cinque cavalieri, mentre noi sappiamo che era composto da sette cavalieri, scambiando per di più i muli per cavalli. Egli dichiara che Garibaldi "indossava calzoni grigi ... un fazzoletto di seta al collo", "la camicia rossa" e che "aveva gli occhi azzurri come il cielo". Se egli avesse incontrato Garibaldi due ore prima dell'alba, cioè in piena notte, anche se illuminata dalla luce del plenilunio appena trascorso, non avrebbe potuto discernere nettamente i colori dei vestiti e, soprattutto, il colore degli occhi e neppure la qualità del tessuto del fazzoletto. Ciò apre a due ipotesi: se l’incontro avvenne prima dell’alba, egli non ebbe il modo di osservare questi particolari ma col tempo integrò i suoi ricordi con le notizie apprese successivamente dai compaesani al suo rientro in paese; ma se veramente discriminò i particolari descritti, l'incontro avvenne alla luce del giorno, poco prima la levata del sole. Tenuto conto che questa il 3 settembre, prevista all’ora teorica delle 5:35, nella nostra situazione orografica si verifica all'ora effettiva delle 6:20, l’incontro deve essere avvenuto tra le ore 5:45 e le ore 6. Nel qual caso bisognerebbe arretrare la partenza da Rotonda a qualche ora prima delle 4. Due ore sembrano un po' poche per coprire la distanza Rotonda-Carro.
3 - L’arrivo alle ore 14 a Castrocucco  è in disaccordo con il testo del Trevelyan (vedi più avanti la citazione dell'opera) che recita: “nella mattina del 3 settembre raggiunsero la costa ad un certo punto non lontano da Tortora e Maratea”; le ore 14 decisamente non possono essere ritenute “mattina” ed incompatibile con quanto lo stesso Garibaldi comunica al gen. Türr (vedi più avanti la citazione dell'opera).

Per risolvere l'enigma ci vengono in soccorso le dichiarazioni dei diretti interessati, Garibaldi e Bertani, contenute in testi autentici degli stessi.
L’accesso a queste altre fonti più dirette ci impone di apportare alla tabella oraria del passaggio per Tortora degli aggiustamenti e delle precisazioni circa i personaggi protagonisti. 
Due sono le dichiarazioni che a noi interessano particolarmente:
-         quella di Bertani secondo cui la partenza da Rotonda avvenne alle ore 8:30 (20:30) la sera del 2 settembre 1860 (vedi più avanti la citazione dell'opera);
-         quella di Garibaldi che attesta di essere sbarcato a Sapri alle ore 3:30 pomeridiane(15:30) del 3 settembre 1860 (vedi più avanti la citazione dell'opera). 
Ambedue le dichiarazioni segnano i termini, a quo e ad quem, di cui dobbiamo tener conto nella ricostruzione della tabella oraria del passaggio di Garibaldi per Tortora. 
La dichiarazione di Bertani richiede la ricostruzione della tabella oraria da Rotonda al Carro. La partenza da Rotonda alle 20:30 è compatibile con l’arrivo al Carro, se non alle ore 2-2:30 al chiaro di luna per le incongruenze sopra esposte, poco dopo l’alba, ora solita della levata di contadini e pastori, comunque non prima delle ore 5.
La dichiarazione di Garibaldi impone una ricostruzione della tabella oraria dal Carro a Sapri. L’attestazione dell’arrivo a Sapri alle ore 15:30 è incompatibile con la partenza dalla Secca alle ore 14, per coprire la distanza Secca-Sapri una piccola barca carica spinta da due rematori, a dire di pescatori del posto, impiega non meno di 4 ore. Da ciò si deduce che dobbiamo collocare la partenza dalla Secca almeno 4 ore prima delle 15:30, cioè alle ore 11:30. Calcolando almeno una mezz’ora per l’attesa della barca e per il breve incontro con i notabili del territorio che erano andati a salutare il generale e calcolando ad almeno un’ora il tempo per coprire la distanza Tortora-Secca, dobbiamo ipotizzare la partenza dal paese intorno alle ore 10, in accordo con il testo del Trevelyan (vedi sopra punto 3). Considerando ancora il discorso di benvenuto a Sandu Jaculu, la presentazione delle altre personalità della comunità, il trasferimento in casa Lomonaco, la colazione, la soluzione del caso del notaio Marsiglia, dobbiamo supporre la durata della sosta di almeno un paio di ore, che sottratte alle ore 10 fanno scivolare indietro l’ora di arrivo a Tortora intorno alle ore 8 di mattina; ora compatibile con la partenza dal Carro non più tardi delle ore 5:30-6 circa.

A queste conclusioni si è giunti con l'accesso ai seguenti documenti:

* I diario di Agostino Bertani, compagno inseparabile e spesso consigliere di Garibaldi, riportato da Jessie White Mario[1] in “Agostino Bertani e i suoi Tempi – ed. G. Barbera – Firenze 1888, pag. 455-456, nel quale l’autore riferisce: 
1 - che il gruppo protagonista del passaggio era costituito da sette persone: Garibaldi, Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli; 
2 – che la partenza da Rotonda avvenne alle otto e mezza (20:30); 
3 – che il gruppo si servì per le cavalcature di muli; 
4 – che cavalcarono per strade (sentieri) orribili per l’intera notte illuminata dalla luce lunare (tre giorni dopo il plenilunio, nda). 
Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora e trasmesso per tradizione orale popolare raccolta personalmente dalla bocca dei protagonisti da Amedeo Fulco che ne fa menzione nell’opera citata.
 
Il Bertani riferisce pure: 
5 – del tratto del viaggio lungo il versante della collina (San Brancato) in vista della spiaggia; 
6 – dell’arrivo della barca da Maratea; del viaggio per mare fino a Sapri.

* Il libro di Agostino Bertani – “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba – Tipografia di G. Polizzi e CO – Firenze 1869 – pag. 71 e segg. (questo opuscolo del Bertani è, appunto, la risposta dell’autore all’Epistolario di G. La Farina). 
In esso il Bertani, riportando brani del suo diario, ricorda la cavalcata notturna dei sette, alla luce della luna, in data 3 settembre “dal monte al lido di Maratea”, il viaggio per mare fino a Sapri e, con dovizia di particolari, la sosta al Fortino sulle montagne di Battaglia (SA) L’arrivo al mare e la partenza in barca dal lido di Maratea sottindente la discesa dalle montagne di Tortora, il percorso diretto e più breve tra Rotonda e il mare (vedi in 'galleria delle immagini' la carta geografica del territorio).

* L’opera di George Macaulay Trevelyan - Garibaldi and the Making of Italy - Forgotten books - ed. Longmans, Green and CO – 1911 pag. 157, nella quale l’autore riferisce la partenza del gruppo di Garibaldi da Rotonda, il loro percorso, per un tratto lungo la valle del Lao, e come “fuori della valle del Lao scalarono ancora una volta la parte più alta delle montagne, nella mattina del 3 settembre raggiunsero la costa ad un certo punto non lontano da Tortora e Maratea”. Questo attesta che il gruppo ad un certo punto, dopo Laino, abbandona la valle del Lao per salire le montagne. Ma l’unica mulattiera che da Laino porta al mare è quella che sale al passo del Carro e attraversa il territorio di Tortora e lo stesso paese.
 
Questi testi sono un’importante prova documentale che conferma il passaggio di Garibaldi per Tortora.

* In un altro documento Garibaldi dichiara di essere sbarcato a Sapri il 3 settembre 1860 alle ore tre e mezza pomeridiane. Si tratta di un biglietto in cui Garibaldi comunicò a Stefano Türr «Sapri 3 settembre 1860. Generale Türr, sono qui giunto alle 3 ½ pom. …”  - “Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. 11, Epistolario. Vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma 1988, p. 229). 
 
Riassumendo, alla luce di quanto detto, la tabella oraria del viaggio di Garibaldi e i suoi sei compagni da Rotonda a Sapri si può ricostruire come segue: 
- ore 20:30 di domenica 2 settembre 1860 – partenza da Rotonda (“Alle otto e mezza … “ Bertani: in Bertani e i suoi Tempi); 
il gruppo procede a rilento per l’ora notturna (“Dopo una cavalcata, che durò più che un'intiera notte” - Bertani: in Ire politiche d’oltre tomba), per la stanchezza e il sonno (“l’aria fresca ci tiene svegli” - Bertani: in Bertani e i suoi tempi), per la cavalcata lungo sentieri fuori mano per evitare possibili imboscate (“cavalchiamo per strade orribili” – Bertani: in Bertani e i suoi tempi; “entrarono nella gola senza sentieri” – Trevelyan in Garibaldi and the Making of Italy; “scalarono ancora una volta la parte più alta delle montagne” – Trevelyan op.cit.); 
- tra le ore ore 5-5:45 circa di lunedì 3 settembre 1860 – transito per il passo del Carro in territorio di Tortora (Paolo Maceri: “si era a due ore dall’alba quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo apparsi ad un 30 metri circa da me … uno di essi mi chiamò … quando gli fui vicino, mi chiese … Garibaldi. Bello negli occhi azzurri come il cielo, … calzoni grigi, … fazzoletto di seta al collo” – Fulco: Memorie Storiche, op.cit.); viaggio più spedito per la luce del giorno, lungo una mulattiera la cui sicurezza era garantita dai notabili amici; 
- ore 8arrivo a Tortora (Bertani in "Ire politiche d'oltre tomba" usa l'espressione “Dopo una cavalcata, che durò più che un'intiera notte”; ciò significa che il gruppo arrivò in vista del mare nella prima mattinata dopo aver cavalcato in un arco orario che comprese tutta la notte e un paio d'ore di luce, essere arrivati in vista del mare in contrada Sarre era da ritenersi essere arrivati al mare); 
- ore 8-10 - sosta in casa Lomonaco; 
- ore 10 - partenza da Tortora; nel timore di una possibile imboscata da parte degli amici del Marsiglia, Garibaldi si premunisce prendendone in ostaggio il figlio giovinetto; 
- ore 11 - arrivo alla Secca, porticciolo naturale al confine sud del territorio di Maratea, in accordo con il testo del Trevelyan (vedi sopra punto 3); 
- ore 11-11:30sosta nella casa-torre dei Labanchi; saluto e omaggio da parte di altri notabili provenienti da Maratea e da Ajeta; 
- ore 11:30partenza dalla Secca; il traghettamento via mare era reso necessario dall’assenza di vie di comunicazione terrestri tra Maratea e Sapri (“Non c'è, e non c’è mai stata, una strada costiera” – Trevelyan, op.cit.) 
- ore 15:30arrivo a Sapri (Garibaldi a Turr: «Sapri 3 settembre 1860. Generale Türr, sono qui giunto alle 3 ½ pom. – op.cit.). 

 

[1] La Jessie era una giornalista inglese, autrice di vari libri tra cui quello citato. Conosciuto Garibaldi ne fu affascinata, conosciuto anche Mazzini, si schierò dalla parte dei patrioti italiani con varie iniziative, seguì Garibaldi nell’impresa dei Mille, nell’impresa dell’Aspromonte e nell’impresa dei Vosgi in Francia nel 1870.

 

Da Rotonda a Tortora a Sapri

A Rotonda
Garibaldi era arrivato a Rotonda il 2 settembre con la colonna del gen. Cosenz, aveva fretta di giungere a Napoli il più presto possibile, ma, a bloccargli la strada, a Castelluccio era attestato un contingente di 3.000  soldati borbonici agli ordini del gen. Caldarelli. In conformità alla politica adottata da Reggio Calabria in su, Garibaldi non aveva interesse a forzare il passo, atto di forza che sarebbe costato una inutile perdita di uomini e spreco di armamenti da ambo le parti. Ma 'mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno'1, egli  progettava di arrivare al disarmo dei borbonici attraverso due vie congiunte o alternative: attraverso la corruzione del comandante e/o attraverso la dissuasione per accerchiamento.  Intanto che le trattative fra i garibaldini e i borbonici del gen. Caldarelli approdassero alla resa di questi ultimi e alla loro adesione alla causa unitaria1, Garibaldi pensò di accelerare l'accerchiamento con i corpi che convergevano via mare a Sapri. Per procedere più velocemente in direzione di Napoli, egli aveva bisogno di congiungersi a loro via mare il più rapidamente possibile. A Rotonda fu accolto da don Bonaventura de Rinaldis e fu ospite della famiglia della vedova di Berardino Fasanelli. Una de Rinaldis era sposa di don Francesco Maceri, figlio di don Biagio Maceri, uno dei notabili più in vista di Tortora che tifava per la causa garibaldina2.

A Tortora
Per raggiungere il mare don  Bonaventura gli consigliò di risalire da Laino la valle del fiume Iannello seguendo la mulattiera fino al passo del Carro e di qui discendere la valle della Fiumarella lungo la mulattiera fino a Tortora, dove avrebbe trovato un ambiente favorevolepreparato da don Bonaventura; un corriere con una lettera per Don Biagio Maceri l'avrebbe preceduto nella notte, da Tortora avrebbe potuto raggiungere il mare. Accettato il piano, Garibaldi, accompagnato dai fedelissimi Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, partì da Rotonda nella tarda serata, intorno alle 20:301; forse nel timore di una qualche imboscata lungo la mulattiera solitamente frequentata dai locali, i sette misero in atto una manovra diversiva, fingendo di seguire per un tratto il corso del fiume Lao, presero ad un certo punto dei sentieri secondari salendo su per le montagne6 fino a raggiungere i Piani del Carro intorno alle ore 5:45 
una mezz'ora circa prima della levata effettiva del sole nel nostro contesto orografico
(ore 6:20). Qui, incerti sulla via da prendere per Tortora, chiesero informazioni ad un pastorello: Paolo Maceri, che fino a tarda età avrebbe ricordato e raccontato i particolari dell'incontro a chiunque fosse stato disposto ad ascoltarlo2. La mattina, intorno alle ore 8, il gruppo arrivò a Tortora dove trovò ad acclamarlo la schiera dei notabili, le autorità comunali e la folla dei paesani vestiti a festa organizzati e istruiti dai loro padroni. Era lunedì 3 settembre 1860. Dopo un discorso di benvenuto da parte di don Biagio Maceri, tra due ali di popolo festante e osannante, il gruppo di Garibaldi e quello dei notabili raggiunsero la casa dei Melazzi-Lomonaco in fondo al paese, dove Garibaldi e suoi sostarono per riposarsi e rifocillarsi2. Le fonti non ci dicono se la sosta del Generale sia costata la consegna della cassa comunale, secondo il suo costume, documentato in più casi, di svuotare la tesoreria dei paesi di passaggio della truppa, ma è ragionevole pensare di sì, perché egli non si accontentava delle sole parole di adesione, questa doveva concretizzarsi o con il contributo in uomini o con quello finanziario5

A casa Lomonaco-Melazzi

A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l'assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Su questo episodio esistono due versioni che concordano sul se ma divergono sul come. La versione di A.Fulco2  il quale riferisce, ripetendo la tradizione orale, che la denuncia contro il Marsiglia era partita dal sindaco che aveva balenato il timore di possibili attentati da parte di uomini fedeli al Marsiglia; egli riporta pure che Garibaldi, seduta stante, ne ordinò l'arresto e la fucilazione immediata; il medesimo continua attribuendo all'intercessione del sac. don Mansueto Perrelli la revoca dell'ordine. La versione di Agostino Bertani1, presente al fatto, il quale invece afferma che la denuncia contro il Marsiglia era stata mossa da un prete che lo accusò di delitti reazionari, ma non fa cenno alla condanna a morte ma ad un semplice arresto; Bertani prosegue ascrivendo il rilascio dell'accusato all'intervento del popolo, del sindaco e di una 'vecchierella'.

Alla Secca di Castrocucco
Dopo la breve sosta di poco più di un paio d'ore a Casa Lomonaco, Garibaldi,a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia, percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Qui giunto alle ore 11 circa, liberò l'ostaggio e, in attesa dell'imbarcazione, sostò nella casa-torre della Secca, ospite della famiglia Labanchi. Intorno alle ore 11:30 si imbarcò nel porticciolo che si apre ai piedi della casa-torre. 

Da Sapri a Napoli
Costeggiando al largo delle scogliere di Maratea e di Acquafredda, a bordo di una piccola barca spinta da due rematori, nel pomeriggio sbarcò a Sapri alle ore 15:303 unendosi ai contingenti sbarcativi nei giorni precedenti, fra i quali quello dei 1500 del gen. Turr1, sbarcatovi il giorno prima da Paola. Dopo aver pernottato tra il 3 e il 4 settembre a Vibonati in casa De Nicolellis, la mattina del 4 settembre, passando per Casaletto Spartano, Tortorella e Battaglia, attraverso il passo di monte Cucuzzo giunse e sostò alla taverna del Fortino, dove nel 1857 aveva pernottato Carlo Pisacane. A sera si fermò e pernottò a Castelnuovo (oggi Casalbuono) ospite della famiglia di Raffaele Sabatini. La mattina del 5 settembre si fermò fugacemente a Sala Consilina. Il 6 settembre fu a Salerno e l'otto settembre raggiunse Napoli5.

Motivi della deviazione per Tortora e Sapri
La deviazione per Tortora e Sapri fece parte di una strategia che mirava allo scopo politico di giungere a Napoli prima dell'arrivo di Vittorio Emanuele II. Egli sapeva  che  l'Armata Sarda, agli ordini del gen. Cialdini, era già attestata sul confine dello Stato Pontificio in attesa di marciare verso sud; se l'esercito piemontese fosse arrivato per primo a Napoli egli avrebbe perso il vantaggio politico che gli derivava dalla conquista della Capitale del Regno nella sua qualità di Dittatore dello Stato Napoletano, in vista del futuro suo e dei suoi garibaldini. Al fine di giungere a Napoli per primo, Garibaldi studiò due manovre: 1) quella di aggirare l'ostacolo, rappresentato dal corpo dei 3.000 borbonici agli ordini del gen. Caldarelli, che avrebbe potuto frenare la sua marcia; 2) di sbarrargli strada al passo del Fortino (in territorio di Battaglia), poco più a nord di Lagonegro. I borbonici però si dispersero prima e tornarono alle loro case per reazione al loro comandante, gen. Caldarelli, che voleva farli passare ai garibaldini4.

Fonti
Fra le prove sicure del passaggio di Garibaldi per Tortora ci sono anzitutto quelle orali raccolte appena due generazioni dopo l'avvenimento: 1) la tradizione popolare e familiare dei Lomonaco, attendibile poiché menziona fatti risalenti ad appena due generazioni prima che il Fulco la raccogliesse (il figlio di don Biagio Lomonaco, Guglielmo, è vissuto fino al 1923);  2) la testimonianza di Paolo Maceri, che, allora adolescente pastorello, aveva visto, al passo del Carro, passare il gruppo dei generali capeggiati da Garibaldi, al quale aveva anche fornito informazioni sulla via per Tortora; racconto da lui ripetuto infinite volte nella sua lunga vita1; la testimonianza è stata raccolta per ascolto diretto da Amedeo Fulco e riportata nell'opera citata; 3) la menzione dell'evento da parte dell'aietano don Pietro Lomonaco, fratello di don Biagio Lomonaco Melazzi, nel discorso commemorativo di Garibaldi, morto il 2 giugno 1882, tenuto il 9 luglio 1882 ai soci della Società Operaia 'Silvio Curatolo' della quale don Pietro era il presidente1.
4) Ultimamente si è avuto accesso a prove documentali scritte risalenti ai protagonisti diretti, soprattutto ad Agostino Bertani, segretario di Garibaldi nell'impresa dei Mille e testimone diretto (vedi note 1,6,7), evidenziati dallo studioso di storia locale Biagio Moliterni, che riportano circostanze riferibili con certezza al percorso Valle Lao-Tortora e, in particolare, l'episodio del notaio don Francesco Marsiglia, sicuramente avvenuto a Tortora (1) (cfr al precedente articolo "
Ricostruzione della tabella oraria del viaggio di Garibaldi da Rotonda a Tortora e a Sapri"). 
E' esistito un biglietto di Garibaldi del 7 febbraio 1875 da Roma, di cui circola qualche fototocopia, nel quale egli attesta la sua amicizia nei confronti del destinatario ma non il loro incontro a Tortora.
Nel biglietto si legge: 'Caro Melazzi - Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo, salutatemi il fratello e ricordatemi sempre. Vostro G. Garibaldi' (8).
Come si vede, nel biglietto non vi è alcun riferimento all'evento del 3 settembre 1860, ma uno scarno cenno ad un 'gentile ricordo' che potrebbe essere riferito a qualsiasi cosa o avvenimento, vi è, più semplicemente, il richiamo ad una precedente lettera di don Biagio Lomonaco a Garibaldi nella quale gli significava che lo ricordava ancora.
Un altro scritto, in possesso di Floris Lomonaco, attesterebbe la sosta di Garibaldi a Tortora in casa Melazzi Lomonaco il 3 sett.1860. (9)
Nel biglietto si annota: "Giuseppe Garibaldi, di passaggio alla conquista di Napoli, il 3 Settembre 1860, onorò colla sua dimora questa casa. A tanto uomo, il mondo intero s'inchina". Anche in questo caso non possiamo dire di trovarci sotto gli occhi un documento storico, ma piuttosto un testo pubblicitario che riprende la tradizione orale; il biglietto potrebbe essere stato scritto in qualsiasi data dagli eredi di don Biagio Lomonaco o da qualsiasi altro personaggio, probabilmente negli anni '40 o '50 del 1900 a scopo di vanto o di pubblicità, un cartello esplicativo da affiggere nel salotto ad utilità dei visitatori della casa.

Michelangelo Pucci

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1 Jessie White Mario in “Agostino Bertani e i suoi Tempi – ed. G. Barbera – Firenze 1888,    pag. 455-456
2 Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.
3 Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. 11, Epistolario. Vol. 5: 1860 (a cura di
  Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano,   Roma 1988, p. 229)
4 Franco Apicella in 'Garibaldi. la consegna dell'Italia meridionale a Vittorio Emanuele' in
   
   www.paginedidifesa.it 
  vedi pure: http://www.pisacane.org/documenti/1860/Arrivo%20di%20Garibaldi%20a%20Sala.pdf).
5 R. Finelli - 150 anni dopo - ai quaranta all'ora sulle tracce di Garibaldi - Incontri Editrice - pag. 154 e segg.
6 Agostino Bertani – Ire politiche d’oltre tomba – Tipografia G. Polizzi e CO. – Firenze 1869, pag. 71
7 George Macaulay
Trevelyan– Garibaldi and Making of Italy – ed. Longmans, Green and CO. 1911, pag. 157 
8 G.Celico – Santi e briganti del Mercurion – Editur Calabria 2002, pag. 372
9 E. Orrico – Giuseppe Garibaldi alloggiò a Tortora … - Gazzetta del Sud, 12 febbraio 2011 

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