Garibaldi da Rotonda a Tortora a Sapri

Casa Lomonaco Salone dove fu ricevuto Garibaldi Casa Lomonaco Salone dove fu ricevuto Garibaldi Michelangelo Pucci

 Le Fonti

 

Le fonti sono molteplici, concordi nelle veridicità dell’evento con qualche disparità in alcuni particolari,

Sono:

 1 – La concorde tradizione popolare tortorese: le persone anziane, alcune delle quali testimoni oculari, erano solite raccontare il fatto ai figli, ai nipoti, ai giovani. Il sottoscritto l’ha sentito ripetere dai nonni a loro volta ascoltato dai loro genitori testimoni oculari.

Questa fonte è sicura sulla veridicità della notizia ma non è affidabile   sulle modalità e sui particolari del fatto per la perdita o l’aggiunta di dati proprie della trasmissione orale.

 2– Memorie Storiche di Tortora, pregevole opera di riporto di atti ufficiali delle varie epoche della storia di Tortora del prof. Amedeo Fulco, (Rubettino, Soveria Mannelli, 2002, pag. 129 e segg.) che ha raccolto e messo per scritto la tradizione popolare. La riporta ricca di particolari esaltandola in maniera enfatica e non si distingue dove arriva la pura tradizione e dove cominciano i suoi pur lodevoli apporti personali.

Garibaldi “Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle autorità locali e dalla popolazione, era stato ospite della famiglia del cavalier Don Bonaventura De Rinaldis.” …”Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con il generale Bixio, Cosenz, Medici e Bertani … venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, … dopo aver ricevuto assicurazione di non andare incontro a spiacevole avventura …il primo tortorese a veder Garibaldi e i suoi quattro compagni di viaggio fu mastro Paolo Maceri , allora adolescente che sullecolline del Carro badava all’armento” … “si era a due ore dall’alba … quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo ad un 30 metri circa da me … uno di essi mi chiamò … mi chiese se fossi di Tortora e quale il sentiero per giungevi … era Garibaldi in persona, … ne ho avuto conferma in seguito da ritratti. … Avute le informazioni richieste … ripresero il loro cammino in direzione del paese. … Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” … qui fu però notata l’assenza …di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, … Si vuole che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità di un’ imboscata da parte degli uomini (del Marsiglia) … si vuole che sarebbe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse stilato … l’ordine di cattura e fucilazione di Don Francesco Marsiglia … lacerato per intercessione del dotto sacerdote don Mansueto Perrelli … il loro imbarco avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola in territorio di Maratea alle ore 14 dello stesso giorno”.

Tabella oraria del viaggio di Garibaldi da Rotonda a Tortora e al mare secondo A. Fulco:

      -  partenza da Rotonda alle ore 4 
    - passaggio per il  Carro a due ore dall’alba
    - 
arrivo a Tortora alle ore 10,30
    - 
partenza dalla spiaggia di Castrocucco alle ore 14

 Questa tabella presenta delle criticità sui tempi di percorrenza.

 3L’atto della  Società Operaia “Silvio Curatolo” di Aieta del 2 luglio 1882 (riportato in Celico – Moliterni, Un intellettuale da riscoprire, La Vita e le opere di Pietro Lomonaco Melazzi, Grafiche Zaccara, Lagonegro, pag. 16 dei Discorsi)  in cui è registrato il discorso dell’aietano don Pietro Lomonaco, tenuto per commemorare la morte di Garibaldi avvenuta il 2 giugno 1882, nel quale testimonia che ”l’eroe era stato ospite del fratello don Biagio Lomonaco Melazzi, abitante a Tortora, il 3 settembre 1860 in occasione del suo passaggio per raggiungere il mare”.  

4 - Jessie White Mario, in Agostino Bertani e i suoi tempi, Tipografia Barbera, Firenze, 1888, pagg.455-456. il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti (due giorni dopo il plenilunio); l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine di arresto del notaio Marsigli che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia pel martirio sofferto; il popolo si affolla, mormora contro il prete, Entra il sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che il fratello ha defraudato la sorella del notaio. “Fate far la pace, voi, mio bello,“dice una buona vecchierella al generale il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sa quanto male ha fatto e farà. Per la costa del monte arrivammo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole,  là dorme pacifico chi porta in sé il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato mestamente si affollano no le speranze il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti (due giorni dopo il plenilunio); l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine di arresto del notaio Marsigli che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia pel martirio sofferto; il popolo si affolla, mormora contro il prete, Entra il sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che il fratello ha defraudato la sorella del notaio. “Fate far la pace, voi, mio bello,“ dice una buona vecchierella al generale il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sa quanto male ha fatto e farà. Per la costa del monte arrivammo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole,  là dorme pacifico chi porta in sé il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato mestamente si affollano le speranze del presente.

5 – Agostino Bertani, L’epistolario di Giuseppe La Farina– Ire politiche d’oltre tomba, Tipografia di G. Polizzi e Co, Firenze, 1869, pag.71 e segg. (opuscolo di Bertani di risposta alle polemiche sollevate dall’Epistolario di G. La Farina). In esso Bertani riporta brani del suo Diario e tra questi, per quello che interessa noi, ricorda, con dovizia di particolari, la cavalcata notturna dei sette, alla luce della Luna in data 3 settembre 1860 “dal monte (Rotonda) al lido di Maratea” (spiaggia di Castrocucco chiamata ‘Gnola’ n.d.a), la discesa lungo la costa della collina Cifolo (n.d.a.), l’arrivo al mare, il viaggio in barca fino a Sapri, la sosta sulle montagne di Battaglia (SA) nell’osteria del Fortino (località lungo la strada SS19,  qualche Km più a nord di Lagonegro (PZ).

6 -  George Macaulay Trevelyan - Garibaldi and the Making of Italy - Forgotten books - ed. Longmans, Green and CO – 1911 pag. 157, nella quale l’autore riferisce la partenza del gruppo di Garibaldi da Rotonda, il loro percorso, per un tratto lungo la valle del Lao, e come “fuori della valle del Lao scalarono ancora una volta la parte più alta delle montagne, nella mattina del 3 settembre raggiunsero la costa ad un certo punto non lontano da Tortora e Maratea”. Questo attesta che il gruppo ad un certo punto, dopo Laino, abbandona la valle del Lao per salire le montagne. Ma l’unica mulattiera che da Laino porta al mare è quella che sale al passo del C’arro e attraversa il territorio di Tortora e lo stesso paese.

- Garibaldi in un biglietto al al gen. Stefano Turr - “Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. 11, Epistolario. Vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma 1988, p. 229). "Generale Turr sono qui giunto a Sapri alle ore 3,30 pomeridiane"

 Tabella oraria del viaggio di Garibaldi da Rotonda a Tortora e al mare secondo Bertani

1- Partenza da Rotonda la sera del 2 settembre alle ore 8,30 (20,30).
2 - Passaggio per il Carro di Tortora tra l'alba e la levata del sole (ore 5.24 circa) 
3 - Arrivo in vista del mare in contrada Sarre  alle ore 7,30 e a Tortora intorno alle ore    7,40 
4 - Partenza da Tortora alle ore 10 circa
5 - Arrivo alla spiaggia alle ore 11 circa, breve incontro  con alcune  personalità di Ajeta e di Maratea.
6
 - Imbarco per Sapri alle ore 11,30 circa.
7 - Arrivo a Sapri alle ore 15,30.1 -

 Tabella compatibile con i tempi di percorrenza fra le tappe conforme alle dichiarazioni di Bertani e di Garibaldi e attinenti ai fatti.


 Altri testi che non possono essere ritenute fonti storiche 

7Biglietto di Garibaldi del 7 febbraio 1875 da Roma, di cui circola qualche fototocopia, nel quale egli attesta la sua amicizia nei confronti del destinatario ma non il loro incontro a Tortora.
Nel biglietto si legge: 'Caro Melazzi - Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo, salutatemi il fratello e ricordatemi sempre. Vostro
G. Garibaldi'
 (8). Come si vede, nel biglietto non vi è alcun riferimento all'evento del 3 settembre 1860, ma uno scarno cenno ad un 'gentile ricordo' che potrebbe essere riferito a qualsiasi cosa o avvenimento, vi è, più semplicemente, il richiamo ad una precedente lettera di don Biagio Lomonaco a Garibaldi nella quale gli significava che lo ricordava ancora.

8- Un altro scritto, in possesso di Floris Lomonaco, attesterebbe la sosta di Garibaldi a Tortora in casa Melazzi Lomonaco il 3 sett.1860. (9)

Nel biglietto si annota: "Giuseppe Garibaldi, di passaggio alla conquista di Napoli, il 3 Settembre 1860, onorò colla sua dimora questa casa. A tanto uomo, il mondo intero s'inchina". Anche in questo caso non possiamo dire di trovarci sotto gli occhi un documento storico, ma piuttosto un testo pubblicitario che riprende la tradizione orale; il biglietto potrebbe essere stato scritto in qualsiasi data dagli eredi di don Biagio Lomonaco o da qualsiasi altro personaggio, probabilmente negli anni '40 o '50 del 1900 a scopo di vanto o di pubblicità, un cartello esplicativo da affiggere nel salotto ad utilità dei visitatori della casa.

Da Rotonda a Tortora a Sapri

A Rotonda
Garibaldi era arrivato a Rotonda il 2 settembre con la colonna del gen. Cosenz, aveva fretta di giungere a Napoli il più presto possibile, ma, a bloccargli la strada, a Castelluccio era attestato un contingente di 3.000  soldati borbonici agli ordini del gen. Caldarelli. In conformità alla politica adottata da Reggio Calabria in su, Garibaldi non aveva interesse a forzare il passo, atto di forza che sarebbe costato una inutile perdita di uomini e spreco di armamenti da ambo le parti. Ma 'mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno'1egli  progettava di arrivare al disarmo dei borbonici attraverso due vie congiunte o alternative: attraverso la corruzione del comandante e/o attraverso la dissuasione per accerchiamento.  Intanto che le trattative fra i garibaldini e i borbonici del gen. Caldarelli approdassero alla resa di questi ultimi e alla loro adesione alla causa unitaria1, Garibaldi pensò di accelerare l'accerchiamento con i corpi che convergevano via mare a Sapri. Per procedere più velocemente in direzione di Napoli, egli aveva bisogno di congiungersi a loro via mare il più rapidamente possibile. A Rotonda fu accolto da don Bonaventura de Rinaldis e fu ospite della famiglia della vedova di Berardino Fasanelli. Una de Rinaldis era sposa di don Francesco Maceri, sindaco di Tortora  figlio di don Biagio Maceri, uno dei notabili più in vista di Tortora che tifava per la causa garibaldina2.

A Tortora
Per raggiungere il mare don  Bonaventura gli consigliò di risalire da Laino la valle del fiume Iannello seguendo la mulattiera fino al passo del Carro e di qui discendere la valle della Fiumarella lungo la mulattiera fino a Tortora, dove avrebbe trovato un ambiente favorevole preparato da don Bonaventura; un corriere con una lettera per Don Biagio Maceri l'avrebbe preceduto nella notte, da Tortora avrebbe potuto raggiungere il mare. Accettato il piano, Garibaldi, accompagnato dai fedelissimi Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, partì da Rotonda nella tarda serata, intorno alle 20:301; forse nel timore di una qualche imboscata lungo la mulattiera solitamente frequentata dai locali, i sette misero in atto una manovra diversiva, fingendo di seguire per un tratto il corso del fiume Lao, presero ad un certo punto il sentiero che risale  su per la valle del fiume Ianniello salendo su per le montagne6 fino a raggiungere i Piani del Carro intorno alle ore 5:45 levata effettiva del sole nel nostro contesto orografico. Da quei punto si diramavano tre mulattiere (n.d.a. una per Aqualisparti, un'altra per Aieta, un'altra ancora per Tortora) incerti sulla via da prendere per Tortora, chiesero informazioni ad un pastorello: Paolo Maceri, che fino a tarda età avrebbe ricordato e raccontato i particolari dell'incontro a chiunque fosse stato disposto ad ascoltarlo2. La mattina, intorno alle ore 7,30, il gruppo arrivò a Tortora dove trovò ad acclamarlo la schiera dei notabili, le autorità comunali e la folla dei paesani vestiti a festa organizzati e istruiti dai loro padroni. Era lunedì 3 settembre 1860. Dopo un discorso di benvenuto da parte di don Biagio Maceri, tra due ali di popolo festante e osannante, il gruppo di Garibaldi e quello dei notabili raggiunsero la casa dei Melazzi-Lomonaco in fondo al paese, dove Garibaldi e suoi sostarono per riposarsi e rifocillarsi2. Le fonti non ci dicono se la sosta del Generale sia costata la consegna della cassa comunale, secondo il suo costume, documentato in più casi, di svuotare la tesoreria dei paesi di passaggio della truppa, ma è ragionevole pensare di sì, perché egli non si accontentava delle sole parole di adesione, questa doveva concretizzarsi o con il contributo in uomini o con quello finanziario5

A casa Lomonaco-Melazzi

A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l'assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Su questo episodio esistono due versioni che concordano sul se ma divergono sul come. La versione di A.Fulco2  il quale riferisce, ripetendo la tradizione orale, che la denuncia contro il Marsiglia era partita dal sindaco che aveva balenato il timore di possibili attentati da parte di uomini fedeli al Marsiglia; egli riporta pure che Garibaldi, seduta stante, ne ordinò l'arresto e la fucilazione immediata; il medesimo continua attribuendo all'intercessione del sac. don Mansueto Perrelli la revoca dell'ordine. La versione di Agostino Bertani1, presente al fatto, il quale invece afferma che la denuncia contro il Marsiglia era stata mossa da un prete che lo accusò di delitti reazionari, ma non fa cenno alla condanna a morte ma ad un semplice arresto; Bertani prosegue ascrivendo il rilascio dell'accusato all'intervento della folla , alla mediazione del sindaco e alla invocazione di una 'vecchierella.

Alla Secca di Castrocucco
Dopo la breve sosta di poco più di un paio d'ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia, percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Qui giunto alle ore 11 circa, liberò l'ostaggio e, in attesa dell'imbarcazione, sostò nella casa-torre della Secca, ospite della famiglia Labanchi. Intorno alle ore 11:30 si imbarcò nel porticciolo che si apre ai piedi della casa-torre. 

Da Sapri a Napoli
Costeggiando al largo delle scogliere di Maratea e di Acquafredda, a bordo di una barca spinta da due rematori, nel pomeriggio sbarcò a Sapri alle ore 15:303 unendosi ai contingenti sbarcativi nei giorni precedenti, fra i quali quello dei 1500 del gen. Turr1, sbarcatovi il giorno prima da Paola. Dopo aver pernottato tra il 3 e il 4 settembre a Vibonati in casa De Nicolellis, la mattina del 4 settembre, passando per Casaletto Spartano, Tortorella e Battaglia, attraverso il passo di monte Cucuzzo giunse e sostò alla taverna del Fortino, dove nel 1857 aveva pernottato Carlo Pisacane, dove si ebbe l'incontro del gruppo Garibaldi con un messaggero del Dittatore della Sicilia con la proposta di proclamere l'annessione della Sicilia al nascente Regno di Italia. L'intervento di Bertani dissuase Garibaldi di accogliere la richiesta. A sera Garibaldi si fermò e pernottò a Castelnuovo (oggi Casalbuono) ospite della famiglia di Raffaele Sabatini. La mattina del 5 settembre si fermò fugacemente a Sala Consilina. Il 6 settembre fu a Salerno e l'otto settembre raggiunse Napoli5.

Motivi della deviazione per Tortora e Sapri
La deviazione per Tortora e Sapri fece parte di una strategia che mirava allo scopo politico di giungere a Napoli prima dell'arrivo di Vittorio Emanuele II. Egli sapeva  che  l'Armata Sarda, agli ordini del gen. Cialdini, era già attestata sul confine dello Stato Pontificio in attesa di marciare verso sud; se l'esercito piemontese fosse arrivato per primo a Napoli egli avrebbe perso il vantaggio politico che gli derivava dalla conquista della Capitale del Regno di Napoli, nella sua qualità di Dittatore dello Stato Napoletano, in vista del futuro suo e dei suoi garibaldini. Al fine di giungere a Napoli per primo, Garibaldi studiò due manovre: 1) quella di aggirare l'ostacolo, rappresentato dal corpo dei 3.000 borbonici agli ordini del gen. Caldarelli, che avrebbe potuto frenare la sua marcia; 2) di sbarrargli strada al passo del Fortino (in territorio di Battaglia), poco più a nord di Lagonegro. I borbonici però si dispersero prima e tornarono alle loro case per reazione al loro comandante, gen. Caldarelli, che voleva farli passare ai garibaldini4.
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1 Jessie White Mario in “Agostino Bertani e i suoi Tempi – ed. G. Barbera – Firenze 1888,    pag. 455-456
2 Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.
3 Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. 11, Epistolario. Vol. 5: 1860 (a cura di
  Massimo         De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano,   Roma 1988, p. 229)
4 Franco Apicella in 'Garibaldi. la consegna dell'Italia meridionale a Vittorio Emanuele' in   
   www.paginedidifesa.it 
  vedi pure: http://www.pisacane.org/documenti/1860/Arrivo%20di%20Garibaldi%20a%20Sala.pdf).
5 R. Finelli - 150 anni dopo - ai quaranta all'ora sulle tracce di Garibaldi - Incontri Editrice - pag. 154 e segg.
6 Agostino Bertani – Ire politiche d’oltre tomba – Tipografia G. Polizzi e CO. – Firenze 1869, pag. 71
7 George Macaulay
Trevelyan– Garibaldi and Making of Italy – ed. Longmans, Green and CO. 1911, pag. 157 

8 G.Celico – Santi e briganti del Mercurion – Editur Calabria 2002, pag. 3729
9 G. Celico e Biagio Moliterni - Un intellettuale da riscoprire - La vita e le opere di Pietro Lomonaco Melazzi - Grafiche Zaccara -       pag 16 dei Discorsi.
10 E. Orrico – Giuseppe Garibaldi alloggiò a Tortora … - Gazzetta del Sud, 12 febbraio 2011 

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