Ricostruzione della tabella oraria del viaggio Rotonda-Tortora-Sapri di Garibaldi il 3 settembre 1860

 
Finora per ricostruire il passaggio di Garibaldi per Tortora ci eravamo attenuti alla versione data da Amedeo Fulco nel suo libro “Memorie storiche di Tortora”. Rivediamola:
-         ore 4 di notte – partenza di Garibaldi da Rotonda;
-         a due ore dall’alba – passaggio di Garibaldi per il passo del Carro, secondo la testimonianza di Paolo Maceri, raccolta dalla sua bocca da Amedeo Fulco personalmente e riportata nell’opera citata;
-         ore 10:30 di mattina – arrivo a Tortora Centro;
-         ore 14 - imbarco nei pressi del promontorio della Gnola di Castrocucco.

Approfondendo l’analisi di questa tabella oraria notiamo subito che più di una cosa non quadra:
1 - l'indicazione dell'ora di partenza da Rotonda, ore 4, non è compatibile  con la testimonianza del Maceri che, riferendosi all'incontro con il gruppo di Garibaldi, attesta: "si era a due ore dall'alba". L'espressione non è chiara e univoca.
Se egli avesse inteso dire "due ore prima dell'alba", dal momento che il 3 settembre, alla nostra latitudine, l’alba fornisce una illuminazione in modo significativo intorno alle ore 5, dovremmo ipotizzare che l'incontro sia avvenuto intorno alle ore 3, cioè un’ora abbondante prima dell'ora di partenza da Rotonda. L'ipotesi è dunque da scartare. D'altronde , in questo caso, un linguista avrebbe usato l'espressione "due ore all'alba", il Maceri però non era un linguista.
Non rimane che accettare come veritiera l'ipotesi che egli avesse inteso dire "due ore dopo l'alba", cioè intorno alle ore 6:30 - 6:45 , comunque l'orario non si accorderebbe perfettamente con la successiva tabella oraria ricostruita sulla dichiarazione di Garibaldi sul suo arrivo a Sapri;
2 - inoltre la testimonianza del Maceri, da accettare nella sostanza sulla veridicità del fatto dell’incontro con Garibaldi, apre tuttavia la porta a delle perplessità circa i particolari forniti. Prima di tutto rimane da spiegare come poteva egli valutare con precisione le due ore essendo improbabile che avesse a disposizione un orologio, allora ritenuto un lusso fuori della portata dei contadini, dei pastori e a maggior ragione degli adolescenti. Comunque se l'indicazione dell'ora dell'incontro, due ore prima dell'alba,  fosse vera, resta da spiegare come mai egli si trovasse fuori casa di notte al buio, non certo per attività agricole o pastorizie. Tutto lascia pensare che la valutazione delle due ore, prima o dopo l’alba, sia molto approssimativa per difetto. Inoltre egli dichiara che il gruppo era costituito da cinque cavalieri, mentre noi sappiamo che era composto da sette cavalieri, scambiando per di più i muli per cavalli. Egli dichiara che Garibaldi "indossava calzoni grigi ... un fazzoletto di seta al collo", "la camicia rossa" e che "aveva gli occhi azzurri come il cielo". Se egli avesse incontrato Garibaldi due ore prima dell'alba, cioè in piena notte, anche se illuminata dalla luce del plenilunio appena trascorso, non avrebbe potuto discernere nettamente i colori dei vestiti e, soprattutto, il colore degli occhi e neppure la qualità del tessuto del fazzoletto. Ciò apre a due ipotesi: se l’incontro avvenne prima dell’alba, egli non ebbe il modo di osservare questi particolari ma col tempo integrò i suoi ricordi con le notizie apprese successivamente dai compaesani al suo rientro in paese; ma se veramente discriminò i particolari descritti, l'incontro avvenne alla luce del giorno, poco prima la levata del sole. Tenuto conto che questa il 3 settembre, prevista all’ora teorica delle 5:35, nella nostra situazione orografica si verifica all'ora effettiva delle 6:20, l’incontro deve essere avvenuto tra le ore 5:45 e le ore 6. Nel qual caso bisognerebbe arretrare la partenza da Rotonda a qualche ora prima delle 4. Due ore sembrano un po' poche per coprire la distanza Rotonda-Carro.
3 - L’arrivo alle ore 14 a Castrocucco  è in disaccordo con il testo del Trevelyan (vedi più avanti la citazione dell'opera) che recita: “nella mattina del 3 settembre raggiunsero la costa ad un certo punto non lontano da Tortora e Maratea”; le ore 14 decisamente non possono essere ritenute “mattina” ed incompatibile con quanto lo stesso Garibaldi comunica al gen. Türr (vedi più avanti la citazione dell'opera).

Per risolvere l'enigma ci vengono in soccorso le dichiarazioni dei diretti interessati, Garibaldi e Bertani, contenute in testi autentici degli stessi.
L’accesso a queste altre fonti più dirette ci impone di apportare alla tabella oraria del passaggio per Tortora degli aggiustamenti e delle precisazioni circa i personaggi protagonisti.
Due sono le dichiarazioni che a noi interessano particolarmente:
-         quella di Bertani secondo cui la partenza da Rotonda avvenne alle ore 8:30 (20:30) la sera del 2 settembre 1860 (vedi più avanti la citazione dell'opera);
-         quella di Garibaldi che attesta di essere sbarcato a Sapri alle ore 3:30 pomeridiane(15:30) del 3 settembre 1860 (vedi più avanti la citazione dell'opera).
Ambedue le dichiarazioni segnano i termini, a quo e ad quem, di cui dobbiamo tener conto nella ricostruzione della tabella oraria del passaggio di Garibaldi per Tortora.
La dichiarazione di Bertani richiede la ricostruzione della tabella oraria da Rotonda al Carro. La partenza da Rotonda alle 20:30 è compatibile con l’arrivo al Carro, se non alle ore 2-2:30 al chiaro di luna per le incongruenze sopra esposte, poco dopo l’alba, ora solita della levata di contadini e pastori, comunque non prima delle ore 5.
La dichiarazione di Garibaldi impone una ricostruzione della tabella oraria dal Carro a Sapri. L’attestazione dell’arrivo a Sapri alle ore 15:30 è incompatibile con la partenza dalla Secca alle ore 14, per coprire la distanza Secca-Sapri una piccola barca carica spinta da due rematori, a dire di pescatori del posto, impiega non meno di 4 ore. Da ciò si deduce che dobbiamo collocare la partenza dalla Secca almeno 4 ore prima delle 15:30, cioè alle ore 11:30. Calcolando almeno una mezz’ora per l’attesa della barca e per il breve incontro con i notabili del territorio che erano andati a salutare il generale e calcolando ad almeno un’ora il tempo per coprire la distanza Tortora-Secca, dobbiamo ipotizzare la partenza dal paese intorno alle ore 10, in accordo con il testo del Trevelyan (vedi sopra punto 3). Considerando ancora il discorso di benvenuto a Sandu Jaculu, la presentazione delle altre personalità della comunità, il trasferimento in casa Lomonaco, la colazione, la soluzione del caso del notaio Marsiglia, dobbiamo supporre la durata della sosta di almeno un paio di ore, che sottratte alle ore 10 fanno scivolare indietro l’ora di arrivo a Tortora intorno alle ore 8 di mattina; ora compatibile con la partenza dal Carro non più tardi delle ore 5:30-6 circa.

A queste conclusioni si è giunti con l'accesso ai seguenti documenti:

* I diario di Agostino Bertani, compagno inseparabile e spesso consigliere di Garibaldi, riportato da Jessie White Mario[1] in “Agostino Bertani e i suoi Tempi – ed. G. Barbera – Firenze 1888, pag. 455-456, nel quale l’autore riferisce
1 - che il gruppo protagonista del passaggio era costituito da sette persone: Garibaldi, Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli;
2 – che la partenza da Rotonda avvenne alle otto e mezza (20:30);
3 – che il gruppo si servì per le cavalcature di muli;
4 – che cavalcarono per strade (sentieri) orribili per l’intera notte illuminata dalla luce lunare (tre giorni dopo il plenilunio, nda).
Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora e trasmesso per tradizione orale popolare raccolta personalmente dalla bocca dei protagonisti da Amedeo Fulco che ne fa menzione nell’opera citata.
Il Bertani riferisce pure
5 – del tratto del viaggio lungo il versante della collina (San Brancato) in vista della spiaggia;
6 – dell’arrivo della barca da Maratea; del viaggio per mare fino a Sapri.

* Il libro di Agostino Bertani – “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba – Tipografia di G. Polizzi e CO – Firenze 1869 – pag. 71 e segg. (questo opuscolo del Bertani è, appunto, la risposta dell’autore all’Epistolario di G. La Farina).
In esso il Bertani, riportando brani del suo diario, ricorda la cavalcata notturna dei sette, alla luce della luna, in data 3 settembre “dal monte al lido di Maratea”, il viaggio per mare fino a Sapri e, con dovizia di particolari, la sosta al Fortino sulle montagne di Battaglia (SA) L’arrivo al mare e la partenza in barca dal lido di Maratea sottindente la discesa dalle montagne di Tortora, il percorso diretto e più breve tra Rotonda e il mare (vedi in 'galleria delle immagini' la carta geografica del territorio).

* L’opera di George Macaulay Trevelyan - Garibaldi and the Making of Italy - Forgotten books - ed. Longmans, Green and CO – 1911 pag. 157, nella quale l’autore riferisce la partenza del gruppo di Garibaldi da Rotonda, il loro percorso, per un tratto lungo la valle del Lao, e come “fuori della valle del Lao scalarono ancora una volta la parte più alta delle montagne, nella mattina del 3 settembre raggiunsero la costa ad un certo punto non lontano da Tortora e Maratea”. Questo attesta che il gruppo ad un certo punto, dopo Laino, abbandona la valle del Lao per salire le montagne. Ma l’unica mulattiera che da Laino porta al mare è quella che sale al passo del Carro e attraversa il territorio di Tortora e lo stesso paese.
Questi testi sono un’importante prova documentale che conferma il passaggio di Garibaldi per Tortora.

* In un altro documento Garibaldi dichiara di essere sbarcato a Sapri il 3 settembre 1860 alle ore tre e mezza pomeridiane. Si tratta di un biglietto in cui Garibaldi comunicò a Stefano Türr «Sapri 3 settembre 1860. Generale Türr, sono qui giunto alle 3 ½ pom. …”  - “Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. 11, Epistolario. Vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma 1988, p. 229).
 
Riassumendo, alla luce di quanto detto, la tabella oraria del viaggio di Garibaldi e i suoi sei compagni da Rotonda a Sapri si può ricostruire come segue:
- ore 20:30 di domenica 2 settembre 1860 – partenza da Rotonda (“Alle otto e mezza … “ Bertani: in Bertani e i suoi Tempi);
il gruppo procede a rilento per l’ora notturna (“Dopo una cavalcata, che durò più che un'intiera notte” - Bertani: in Ire politiche d’oltre tomba), per la stanchezza e il sonno (“l’aria fresca ci tiene svegli” - Bertani: in Bertani e i suoi tempi), per la cavalcata lungo sentieri fuori mano per evitare possibili imboscate (“cavalchiamo per strade orribili” – Bertani: in Bertani e i suoi tempi; “entrarono nella gola senza sentieri” – Trevelyan in Garibaldi and the Making of Italy; “scalarono ancora una volta la parte più alta delle montagne” – Trevelyan op.cit.);
- tra le ore ore 5-5:45 circa di lunedì 3 settembre 1860 – transito per il passo del Carro in territorio di Tortora (Paolo Maceri: “si era a due ore dall’alba quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo apparsi ad un 30 metri circa da me … uno di essi mi chiamò … quando gli fui vicino, mi chiese … Garibaldi. Bello negli occhi azzurri come il cielo, … calzoni grigi, … fazzoletto di seta al collo” – Fulco: Memorie Storiche, op.cit.); viaggio più spedito per la luce del giorno, lungo una mulattiera la cui sicurezza era garantita dai notabili amici;
- ore 8arrivo a Tortora (Bertani in "Ire politiche d'oltre tomba" usa l'espressione “Dopo una cavalcata, che durò più che un'intiera notte”; ciò significa che il gruppo arrivò in vista del mare nella prima mattinata dopo aver cavalcato in un arco orario che comprese tutta la notte e un paio d'ore di luce, essere arrivati in vista del mare in contrada Sarre era da ritenersi essere arrivati al mare);
- ore 8-10 - sosta in casa Lomonaco;
- ore 10 - partenza da Tortora; nel timore di una possibile imboscata da parte degli amici del Marsiglia, Garibaldi si premunisce prendendone in ostaggio il figlio giovinetto;  
- ore 11 - arrivo alla Secca, porticciolo naturale al confine sud del territorio di Maratea, in accordo con il testo del Trevelyan (vedi sopra punto 3);
- ore 11-11:30sosta nella casa-torre dei Labanchi; saluto e omaggio da parte di altri notabili provenienti da Maratea e da Ajeta;
- ore 11:30partenza dalla Secca; il traghettamento via mare era reso necessario dall’assenza di vie di comunicazione terrestri tra Maratea e Sapri (“Non c'è, e non c’è mai stata, una strada costiera” – Trevelyan, op.cit.)
- ore 15:30arrivo a Sapri (Garibaldi a Turr: «Sapri 3 settembre 1860. Generale Türr, sono qui giunto alle 3 ½ pom. – op.cit.).
 



[1] La Jessie era una giornalista inglese, autrice di vari libri tra cui quello citato. Conosciuto Garibaldi ne fu affascinata, conosciuto anche Mazzini, si schierò dalla parte dei patrioti italiani con varie iniziative, seguì Garibaldi nell’impresa dei Mille, nell’impresa dell’Aspromonte e nell’impresa dei Vosgi in Francia nel 1870.
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