Le ultime ricerche di Biagio Moliterni - nuovi documenti su Garibaldi a Tortora

Testi originali dell'epoca dei diretti interessati all'impresa danno un supporto documentale alla tradizione orale riportata dal prof. Amedeo Fulco nel suo libro "Memorie storiche di Tortora".

Garibaldi a Tortora: una conferma
 
La sera di domenica 2 settembre 1860, Garibaldi, in marcia verso Napoli, lasciò la relativamente comoda e di certo più sicura strada consolare che conduceva nella capitale del Regno delle Due Sicilie e, da Rotonda, si inoltrò in direzione della costa tirrenica attraverso impervi sentieri e con pochi uomini al seguito.
La mattina seguente sostò a Tortora e nel pomeriggio, via mare, raggiunse Sapri, dove fu accolto da alcune migliaia di patrioti che vi erano sbarcati il giorno precedente, sotto il comando di Stefano Türr.
Il Generale, dopo aver trascorso la notte a Vibonati, il 4 settembre si portò sul passo del Fortino, presso Lagonegro, e riprese la strada principale che aveva abbandonato a Rotonda: in questo modo evitò di imbattersi nei circa 3000 soldati borbonici del generale Caldarelli che, in ritirata, erano attestati nel territorio di Castelluccio e avrebbero potuto procurargli qualche sgradita sorpresa.
Garibaldi poté quindi proseguire agevolmente per Napoli, anche perché, nel frattempo, erano andate a buon fine le trattative segrete con il Caldarelli, il quale, avute tutte le rassicurazioni richieste, si convertì alla causa unitaria.
Questa ricostruzione degli eventi è certamente la più attendibile fra le tante che sono state fatte e, per quanto riguarda la sosta tortorese di Garibaldi, si basa essenzialmente sulle ricerche dell’indimenticabile prof. Amedeo Fulco, il quale, anche sulla scorta delle dichiarazioni di alcuni testimoni dell’accaduto, ebbe il merito di colmare il vuoto di notizie lasciato dalle fonti ufficiali garibaldine.
Senza il suo fondamentale contributo, ad esempio, nulla avremmo saputo della vicenda di cui fu protagonista il notaio Francesco Marsiglia, l’unico notabile del paese rimasto fedele al regime borbonico, che, per essersi rifiutato di rendere omaggio a Garibaldi, avrebbe rischiato di essere passato per le armi. Egli però, grazie all’intervento del sacerdote don Mansueto Perrelli, sarebbe stato risparmiato dal Generale, che avrebbe strappato in quattro pezzi il biglietto sul quale era stata vergata la condanna a morte.
Garibaldi, a salvaguardia della propria incolumità, prese comunque in ostaggio il giovane figlio del notaio, il sedicenne Domenico, che liberò nel primo pomeriggio, ovvero nel momento in cui il gruppo dei garibaldini, lasciata Tortora, raggiunse la costa e si imbarcò per Sapri.
Oggi, a distanza di mezzo secolo dall’uscita delle Memorie storiche di Tortora, la vicenda narrata dal Fulco trova conferma e si arricchisce di ulteriori particolari, grazie a una più attenta lettura del diario di Agostino Bertani, il medico e patriota milanese che seguì Garibaldi da Palermo a Napoli. Secondo quanto riferisce Jessie White Mario (Agostino Bertani e i suoi tempi, Firenze 1888, vol. 2, pp. 184-185), Bertani così descrisse il viaggio dei garibaldini da Rotonda al mare: «Alle otto e mezzo [della sera] il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine d’arresto per il notaio Marsigli che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia pel martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello,” dice una buona vecchierella al generale il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sa quanto male ha fatto e farà. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette vi entriamo».
L’anticlericale Bertani, dunque, relegò la «scena caratteristica» a una semplice bega di paese e sottolineò il ruolo di paciere di Garibaldi, tacendo invece sui risvolti drammatici della vicenda e sul nome della località in cui avvennero i fatti. Oggi, proprio alla luce di quanto riferito dal Fulco, siamo in grado di affermare che la vicenda ebbe come sfondo proprio Tortora e che il «notaio Marsigli» è senza alcun dubbio don Francesco Marsiglia, mentre il «sindaco» che contribuì alla sua liberazione è da identificare con don Francesco Perrelli, fratello di don Mansueto, come è stato possibile riscontrare nei registri dello stato civile e in quelli dell’archivio parrocchiale.
Possiamo perciò dire che, al contrario di quanto si è ritenuto finora, esiste una prova scritta certa, esterna al ristretto ambito locale, che conferma il passaggio dell’Eroe dei Due Mondi per Tortora: il diario di Bertani, appunto.
Dalla sua lettura emergono inoltre altri due dati assai importanti sui movimenti di Garibaldi nei giorni 2 e 3 settembre.
Il primo è che egli lasciò Rotonda alle 20:30 del 2 e quindi non vi pernottò, come invece si ritiene comunemente.
L’altro è che vi si precisano, una volta per tutte, i nomi degli uomini che lo accompagnarono da Rotonda a Sapri: Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli.
Un ulteriore elemento da tener presente è invece il biglietto nel quale Garibaldi comunicò a Stefano Türr l’ora esatta del suo approdo a Sapri, alle 15:30 in punto: «Sapri 3 settembre 1860. Generale Türr, sono qui giunto alle 3 ½ pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire dove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi notizie vostre a Padula, o venite in quel punto voi stesso» (Tratto dall’Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. 11, Epistolario. Vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma 1988, p. 229).
Incrociando questo dato con quello della partenza da Rotonda, c’è da dire infine che l’ora dell’arrivo a Tortora e quello dell’imbarco per Sapri, fissati dal Fulco rispettivamente alle 10:30 e alle 14:00, vanno probabilmente rivisti.
Biagio Moliterni
 
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